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14/01/2010
Italia Oggi
Regioni, stop agli stipendi d’oro
Il taglio alle poltrone (consigli e giunte) di comuni e province slitterà al 2011, ma il tetto agli stipendi dei consiglieri regionali si applicherà da subito. Dall'entrata in vigore del decreto legge sulla finanza locale approvato ieri in consiglio dei ministri. I nuovi consiglieri regionali che si insedieranno dopo le elezioni di marzo, non avranno certo problemi ad arrivare a fine mese, ma dovranno rassegnarsi a guadagnare quanto i parlamentari. Non un euro in più. Cosa che invece oggi non è affatto scontata se è vero che in Piemonte, la regione più munifica, un consigliere semplice (che non abbia particolari incarichi in consiglio o in qualche commissione) può arrivare a guadagnare (stando ai dati resi disponibili dagli stessi parlamenti regionali e aggiornati a giugno 2009) oltre 16.500 euro netti al mese, in Lombardia circa 12.500, in Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Sicilia, Sardegna circa 11 mila, in Puglia circa 10 mila. Le buste paga più leggere, si fa per dire, sono quelle erogate in Basilicata (al massimo 6.900 euro). Marche (circa 6.700 euro). Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige (circa 6.500 euro). Ma come si arriva a queste cifre e soprattutto perché sono così diverse lungo lo Stivale? La risposta è semplice. Lo stipendio di un consigliere regionale è determinato da due voci fondamentali (indennità di carica e di funzione) il cui ammontare nella maggior parte dei casi rappresenta una percentuale variabile dell'indennità corrisposta ai membri del parlamento nazionale. Ma ci sono regioni che utilizzano parametri diversi (l'Umbria, ad esempio, collega l'indennità al trattamento economico dei magistrati con funzioni di presidente di sezione della Cassazione), altre, come la Puglia, delle due indennità ne fanno una sola, unica per tutti i consiglieri, altre ancora, come la Sardegna, le agganciano allo stipendio del presidente della regione. Insomma, un bell'esempio di federalismo. Retributivo. Se poi a queste due voci fisse si aggiungono quelle variabili, come diaria e rimborso spese, ecco spiegato il motivo per cui gli stipendi dei parlamentari regionali non temono il confronto con quelli di Montecitorio e palazzo Madama. Con l'entrata in vigore della norma, fatta inserire a sorpresa dal ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, all'interno del dl licenziato ieri da palazzo Chigi, queste sperequazioni dovrebbero (il condizionale è d'obbligo) finire. E i sindaci non potranno che essere soddisfatti. Più volte, infatti, per bocca del loro presidente, Sergio Chiamparino, i primi cittadini dell'Anci hanno chiaramente fatto intendere di essere disposti ad accettare i tagli ai consigli comunali e alle giunte a condizione che i consiglieri regionali guadagnassero «un euro in meno di un parlamentare». Che è esattamente quanto previsto nel decreto legge: «ciascuna regione, a decorrere dal primo rinnovo del consiglio regionale successivo all'entrata in vigore del decreto legge», si legge, dovrà definire «l'importo degli emolumenti e delle utilità, comunque denominati, compresi l'indennità di funzione, l'indennità di carica, la diaria, il rimborso spese, a qualunque titolo percepiti dai consiglieri regionali, in modo che non eccedano complessivamente l'indennità spettante ai membri del parlamento». Pace fatta, dunque, tra comuni e governo. «Mi sembra che ci siano le condizioni per poter tornare ai tavoli di confronto», ha ammesso Chiamparino, mentre chi non riesce proprio a essere soddisfatto è il sindaco di Bologna, Flavio Delbono, responsabile finanza locale dell'Anci, secondo cui «il decreto non risolve alcune criticità che pesano fortemente sui bilanci comunali». Il rinvio al 2011 dei tagli alle poltrone viene definito una «decisione saggia» dal neopresidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione, «perché consente di proseguire lungo il percorso di riflessione sulla riforma dell'intero sistema Paese, senza incorrere in errori dettati dalla fretta a poche settimane dalle prossime elezioni amministrative». 'Trasferimenti. Come anticipato su ItaliaOggi del 9/1/2010, i tagli ai trasferimenti erariali, che per quest'anno saranno ridotti di 12 milioni di euro per i comuni e di un milione per le province, saranno «spalmati» sulla totalità degli enti, in proporzione alla popolazione residente. Nel 2011 i tagli ammonteranno a 86 mln per i comuni e 5 mln per le province, ma si applicheranno solo agli enti che andranno ad elezioni l'anno prossimo. Circoscrizioni provinciali. Il decreto da tre mesi di tempo per rivedere le circoscrizioni "provinciali. La riduzione del 20% del numero dei consiglieri provinciali sarà efficace anche in caso di mancato restyling delle circoscrizioni. Iva. Non è invece arrivato sul tavolo di palazzo Chigi l'atteso dlgs di riforma dell'Iva. I lavori dal punto di vista tecnico sono conclusi. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi il testo dovrebbe andare in cdm la prossima settimana.
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