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| rassegna |
15/01/2010
Repbblica Bari
Pdl, si restringe la lista dei papabili ora è Palese a salire in pole position
«Nessun braccio di ferro sulla Puglia», dice il coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa. Piuttosto, una partita a poker. Dove chi è di mano chiama "parola" e aspetta che sia l'avversario a scoprirsi, a fare la prima mossa. Nel Pdl, soprattutto per la Puglia, l'imperativo è «vedere cosa succede nel Pd». Che tradotto significa aspettare almeno fino a domani quando, l'assemblea dei democratici a Bari dovrebbe mettere un punto su cosa succederà nel campo del centrosinistra per le elezioni regionali. «Stiamo facendo le ultime vantazioni, lasciateci il tempo di decidere rispetto a una sinistra che non è in affanno ma nel caos totale». Parlava così, La Russa ieri davanti all'ingresso di palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, dove si è tenuto un incontro tutto dedicato alla Puglia. Presenti, oltre al ministro della Difesa e al premier, anche gli altri due coordinatori del Pdl, Denis Verdini e Sandro Bondi, affiancati dal ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto e dai due papabili candidati alla Regione: Rocco Palese e Antonio Distaso. Ufficialmente si aspetterà il 20 gennaio, giornata in cui è stato convocato nuovamente l'ufficio di presidenza del Pdl per dare il via libera alle candidature mancanti per le elezioni di marzo. «Abbiamo ristretto al massimo la cerchia dei candidati», ha spiegato La Russa. «Ci sono due-tre nomi e senza alcun braccio di ferro stiamo scegliendo il candidato migliore per battere la sinistra», ha concluso il ministro della Difesa. Due-tre nomi sui quali, ufficialmente, in questo momento nessuno si sbilancia. Il terzetto, dunque, resta sempre quello: Stefano Dambruoso, magistrato antiterrorismo, nato a Bari, Distaso, anche lui barese, vicecoordinatore in Puglia del Pdl, e Palese, capogruppo in consiglio regionale, ex assessore al bilancio della giunta Fitto. Proprio Fitto avrebbe fatto pressing sul premier per Palese che, per ora, tra i tré appare in pole position. Assente tra i papabili nella riunione di ieri a Palazzo Grazioli era Dambruoso. L'unico candidato "non politico". Quello che per primo, alla fine dell'estate, è spuntato fuori dal cilindro del centrodestra come possibile governatore in Puglia. Da allora sono passati mesi e l'investitura ufficiale non è mai arrivata. Certo, un mezzo lasciapassare Dambruoso lo aveva ricevuto direttamente da Berlusconi che, come hanno riportato i giornali, durante un pranzo martedì scorso a Palazzo Grazioli, aveva dato il suo assenso alla candidatura del magistrato. Ma proprio quel pranzo romano è stato mal digerito in Puglia. Nei confronti di Dambruoso e della (seppur non ufficiale) scelta del premier si sono mobilitati 26 consiglieri regionali del Pdl. Compatti, hanno deciso di prendere carta e penna e sottoscrivere un documento. Diretto ai vertici del partito, ai coordinatori nazionali Verdini, La Russa e Bondi. Per dire, senza fare nomi, che «manca il tempo per far conoscere agli elettori pugliesi un candidato "esterno"», che «così, il rischio di perdere, nonostante le divisioni del centrosinistra aumenta». Un fatto inedito, il documento dei 26, sul quale Berlusconi, ieri, ha voluto vederci chiaro. Prima ha fatto un giro di ricognizione con Fitto. Poi ha deciso che era il caso di guardare negli occhi sia Palese sia Distaso. Il premier ha chiesto chiarimenti. Soprattutto sulla genesi e sulle motivazioni del documento. Per capire quanto forte sia il dissenso, quanto sia possibile imporre un candidato sulla testa dei vertici pugliesi del Pdl. E alla fine proprio i pugliesi avrebbero strappato da Berlusconi un «rifletterò». Ora Dambruoso attende comunicazioni ufficiali. E attende anche Adriana Poli Bortone. La senatrice, ex sindaco di Lecce, dopo aver annunciato la sua intenzione di correre da sola ha fatto una mezza marcia indietro. Per lei potrebbe prospettarsi la possibilità di un ticket con il candidato del Pdl. Probabile, a quel punto, che conti anche la provenienza territoriale: più facile un'accoppiata con un politico barese (Distaso o Dambruoso) piuttosto che con un salentino come lei (Palese). E l'Udc? La partita di un accordo con i centristi si gioca a Roma e non a Bari. Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nell'incontro che hanno avuto ieri hanno criticato, seppure con gradazioni differenti (di meno il primo, di più il secondo) la linea dell'Udc, la cosiddetta "politica del doppio forno". «In Puglia, poi, -spiegava ieri sera La Russa - per noi è inaccettabile».
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