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| rassegna |
16/10/2009
Il Mattino
No di Fitto e Prestigiacomo, poi ricucitura in extremis
ROMA - C'è voluta tutta la moral suasion del presidente del Consiglio Berlusconi, per evitare uno strappo nel governo sullo Banca del Mezzogiorno, fortemente voluta dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Ma a Palazzo Chigi, ieri mattina, sono volate parole grosse. Un duello verbale in piena regola, con il responsabile dei rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, che alla fine ha fatto mettere a verbale tutte le sue obiezioni sul provvedimento. Ritirando perfino la firma dal disegno di legge. Neanche le due correzioni apportate in extremis al testo portato in Consiglio sono state sufficienti a far tornare il ministro delle Regioni sui suoi passi. Anzi. Subito dopo la riunione a Palazzo Chigi ha voluto seguire in diretta, nel suo studio, la conferenza stampa di Tremonti. E quando ha visto spuntare la sagoma di Roberto Calderoli, con i suoi più stretti collaboratori ha sbottato: «È molto significativo che ad appoggiare la banca ci sia solo un ministro leghista...». Ma prima, nel corso della riunione, secondo fonti attendibili, sarebbe stato categorico: «Qui si sta scoprendo l'acqua calda, è tutto l'impianto della legge che proprio non va e non sono disposto a mettere la mia firma su una misura che è solo uno spot mediatico, per conquistare qualche titolo sui giornali». Ma non basta. «Non si capisce come funzionerà il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, non è chiaro il ruolo delle Poste, è un disegno di legge troppo vago e il Mezzogiorno ha bisogno di un piano organico». C'è poi la questione dei bond: «Chi mai sottoscriverà questi titoli, pur avendo un'aliquota fiscale agevolala? Si parla di una cifra di 6-7 miliardi. Ma sono soltanto simulazioni, calcoli teorici». Al fondo, poi, c'è la questione delle risorse. Da due mesi a questa parte Fitto e Tremonti hanno ingaggiato una vera e propria battaglia sulle risorse destinate alle Regioni e che il governo continua a tenere nel frezeer. «Se davvero si voleva dare un segnale per il credito nel Sud sarebbe stato sufficiente fare uno stanziamento sul fondo di garanzia o tornare al credito di imposta. Ma per fare queste cose sarebbe stato necessario mettere mano al portafoglio». Sulla stessa linea di Fitto si è subito schierata il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: «Qui serve un piano organico per il Sud, non ci si può limitare a questo provvedimento». Più cauto Claudio Scajola, che pure non ha nascosto qualche riserva sul progetto. Tremonti ha incassato le critiche replicando a muso duro e andando avanti per la sua strada. Per evitare lo strappo si è anche riproposta l'idea di tornare ad una cabina di regia con tutti i ministri di spesa per elaborare, finalmente, il Piano Mezzogiono. «Ma è una cosa che già abbiamo fatto a luglio, non possiamo ripeterla». Da qui l'idea di affidare ad un solo ministro, il responsabile del dicastero dello Sviluppo, il compito di raccogliere le idee, di rielaborarle per presentare poi a Berlusconi entro un paio di mesi un progetto organico. Subito dopo il consiglio dei ministri, infine, c'è stato un vertice ristretto fra il premier, Letta e Tremonti. Con il presidente del Consiglio che ha rivestito ancora i panni del paciere, facendo leva anche sulla mozione degli affetti: «Siamo gli unici tre che siamo insieme dal '94, il momento è delicato e non possiamo perderci in beghe».
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