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16/10/2009
Corriere del Mezzogiorno
Fitto vota, ma critica «E’ uno strumento inadeguato e inefficiente»
ROMA - Ha votato con gli altri, perché Berlusconi ha chiesto di «non dividersi», ma la sua firma in calce al disegno di legge per istituire la Banca del Mezzogiorno non ha voluto metterla. Anzi: ha fatto verbalizzare il proprio dissenso. «Non voglio dare il mio avallo ad una semplice operazione di immagine. Questo è uno strumento inadeguato e inefficiente», ha detto il ministro per i rapporti con le Regioni ai colleghi. E' stato un altro duro consiglio dei ministri quello di ieri mattina, durante il quale tra il ministro dell'Economia, - autore del progetto, e Fitto sono volate parole pesanti. Giulio Tremonti ha provato a convincere l'ex governatore pugliese, gli ha spiegato tecnicamente l'efficacia del nuovo istituto, le finalità di una banca che vuole contribuire a riequilibrare economicamente il territorio nazionale, canalizzando il risparmio verso iniziative che creino occupazione al sud e sostenendo le iniziative imprenditoriali più meritevoli. Tremonti ha detto che sarà una banca che funzionerà sull'esempio della francese Credit agricole, erogherà prestiti a tassi inferiori rispetto agli attuali, sarà una banca per le piccole e medie imprese, perché «i numeri si fanno con i piccoli numeri». Ma da queste spiegazioni Fitto non si è fatto convincere: se vuoi intervenire a favore del sud - ha sfidato Tremonti - allora usa il credito d'imposta, ma non puoi, perché dovresti mettere le mani nel portafoglio. Così Fitto, ministro concertante, questa volta non «ha concertato», mentre Stefania Prestigiacomo, nonostante le perplessità manifestate durante questa riunione e durante quella precedente, alla fine ha sottoscritto il disegno di legge. Dunque il politico pugliese, che Berlusconi chiamò nel governo per fare il cane da guardia degli interessi del sud, è stato l'unico a non sottoscrivere il testo per la banca che Tremonti ha deciso di chiamare 'del Mezzogiorno'. Ma tanto non decollerà mai, è l'opinione che Fitto ha espresso durante la riunione, perché - ha aggiunto - non è chiara la decisione di affidarsi alla rete delle Banche di credito cooperativo che in 120 anni non hanno svolto un ruolo forte; così come non è chiaro il ruolo del fondo di garanzia pubblico. Insomma, sarebbe necessario altro, un progetto più complessivo. E il Piano per il sud di cui da mesi parla Berlusconi? Facciamolo, cominciamo ad istituire la cabina di regia - è stata la proposta di mediazione. A guidarla sarà il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, il quale dovrà raccogliere le idee e i suggerimenti dei colleghi Fitto, Tremonti, Matteoli e Sacconi. E le Regioni del sud? Al momento non è previsto alcun coinvolgimento in un Piano che si rivolge ai loro territori e che mira - come confessa qualcuno - a definirne l'uso delle risorse. I commenti sulla banca di Tremonti non si fanno attendere: «Aria fritta», dice il capogruppo regionale Pd. Poi Antonio Maniglie aggiunge: «Mentre i soldi veri destinati al sud prendono il largo (meno 45 miliardi di fondi per le aree sottoutilizzate) e mentre la Puglia attende l'approvazione del programma attuativo regionale per immettere nel sistema economico oltre 3 miliardi di euro, il governo se ne esce con carta straccia». Il concetto è condiviso anche dai parlamentari Pd, Vico, Tomaselli e Boccia. Quest'ultimo sottolinea che Tremonti prima avrebbe dovuto dire «che fine ha fatto la Banca del Sud, creata proprio da lui nel 2006 e la cui presidenza onoraria aveva affidato a Carlo di Borbone». Infine il coordinatore regionale dell'Udc Angelo Sanza: «Servirà veramente questa banca per lo sviluppo del Mezzogiorno? A molti di noi, meridionalisti non da oggi, appare poca cosa. Certamente il sud ha bisogno di una fiscalità di vantaggio. Obiettivo, questo, raggiungibile anche con altre strutture di credito».
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