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| rassegna |
16/10/2009
Corriere della Sera
Tensioni con i ministri meridionali E il premier ricuce: «Non voglio problemi»
ROMA - Dopo aver raccolto l'appello della Marcegaglia, ieri Berlusconi ha inviato un segnale anche a Draghi. La Volontà di aprire una «riflessione» sulle pensioni non vuoi dire che la riforma entra nell'agenda del governo, semmai il premier con queste due mosse ha inteso spegnere due possibili focolai di incendio, perché di fronti aperti ne ha tanti, ache troppi: non può ne vuole aggiungerne altri. Ecco il motivo dei messaggi, come aveva avuto modo di spiegare al governatore di Bankitalia e come ha fatto capire a Tremontì l'altra sera. È vero che il rapporto tra il Cavaliere e il Professore era e resta complesso, ma le frizioni dei giorni scorsi sono state superate, il passato non è dimenticato, viene però messo da parte per ragioni di realpolitik. Cosi - durante il faccia a faccia di mercoledì notte - Berlusconi ha affidato al titolare dell'Economia il compito di trovare le risorse per sostenere la ripresa, garantire il sostegno a Confindustria e soprattutto al mondo delle piccole e medie imprese, serbatoio di voti insidiato dalla Lega e decisivo nella sfida delle Regionali: se Tremonti sarà in grado di reperire fondi dando fondo alla sua «creatività», bene, sennò il tema delle pensioni entrerà nell'agenda del governo. La strategia del Cavaliere è chiara, ed è lui che intende dettarla, senza delegarla. Cicchitto l'ha ripetuta anche ieri: «Va posta attenzione alle richieste della Marcegaglia e va aperta una riflessione sulle tesi sostenute da Draghi». Per affrontare questo tornante Berlusconi sapeva di dover reprimere la rabbia dell'ultima settimana, chiamando alla «coesione» i suoi uomini più importanti e l'esecutivo. L'ha fatto prima in Consiglio dei ministri, al termine di una riunione infuocata sulla Banca del Sud. «Dobbiamo rispettarci», ha detto il premier. «C'è una sinistra cattiva, siamo sotto tiro. Io sono vittima dell'odio al punto che i servizi mi sconsigliano persino di andare allo stadio. Vi esorto a non raccontare i nostri problemi alla stampa e soprattutto a restare uniti». Che poi è stato il senso del successivo colloquio con Tremonti e Gianni Letta, ferito per gli attacchi subiti dal ministro dell'Economia ma pronto ad assecondare la richiesta. In futuro Berlusconi dovrà anche trovare il modo di ricomporre la frattura tra via XX Settembre e i gruppi parlamentari del Pdl, che riconoscono a Tremonti la capacità di aver gestito al meglio una crisi gravissima epperò chiedono ora un maggior coinvolgimento nelle scelte. È da vedere se tutto ciò si trasformerà in un documento, ma il punto ieri per il premier era superare le tensioni con «Gianni» e «Giulio», perché «non voglio ci siano problemi tra noi». I problemi non sono risolti, non del tutto, lo si è intuito dal modo in cui - aprendo il Consiglio - il sottosegretario alla Presidenza ha auspicato il ritorno a un clima di collaborazione, «dopo quanto è successo nei giorni scorsi». La «solidarietà» al ministro Fitto è stato un modo elegante per censurare l'atteggiamento di Tremonti verso il collega durante una riunione riservata. Come non bastasse, Letta ha sottolineato che la Banca «non è il piano per il Sud, ma un primo passo». Perché sul progetto dell'Istituto ieri si è aperto un putiferio. Fìtto ha parlato di «fumo negli occhi», la Prestigiacomo ha avvisato che «gli interventi non si possono ridurre a una banchetta», Alfano ha aggiunto che «la montagna non può partorire un topolino», e Scajola ha concluso: «Non serve, ma se serve per rispondere a esigenze politiche...». Cosi dicendo ha smosso i nervi di Tremonti: «Cambia tiro o ti assumi la responsabilità di aprire la crisi». Mentre Calderoli ironizzava: «Se la banca non la volete al Sud, ce la prendiamo al Nord». Letta ha faticato a sedare la rissa, prima ha interrotto la riunione perché «c'è Errani che mi chiede una data per l'incontro con le Regioni». Poi ci ha provato invitando a «un minuto di raccoglimento» per la morte del militare italiano in Afghanistan. Ma appena si ripartiva apriti cielo, nonostante Tremonti sostenesse che la banca «serve per evitare che gli istituti del Nord portino altrove i risparmi del Sud». Alla fine il ministro ha dovuto accettare il compromesso: Scajola coordinerà il piano. Una faticaccia insomma, che potrebbe rimaner vana; la banca rischia la bocciatura dell'Europa.
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