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09/10/2009
Italia Oggi
Fitto porta tutto alla Consulta
L'associazione che raccoglie i proprietari di casa, Confedilizia, ha sempre espresso contrarietà all'introduzione del Fascicolo per due ragioni: i costi a carico dei proprietari e la duplicazione del materiale esistente. Stendere una "carta d'identità" seria di un edificio, infatti, ha un costo che grava sulle spalle di chi l'acquista, costo che appare ingiustificato poiché raccoglie dei dati esistenti in altre amministrazioni. In sostanza, Confedilizia sostiene che il Fascicolo è un semplice duplicato che comporta un onere ingiustificato. Questa tesi è stata fatta propria da una parte delle istituzioni ed è alla base sia della sentenza del Tar del Lazio del 2006, che annullò il provvedimento del Comune di Roma istitutivo del fascicolo, sia del ricorso alla Corte costituzionale del ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto presentato la scorsa settimana contro la legge della regione Basilicata. In effetti, messa in questi termini, ammettere l'utilità del Fascicolo del fabbricato significherebbe ammettere un cattivo funzionamento dell'amministrazione pubblica che conserva sì i documenti ma in modo da non prestare un servizio efficiente al cittadino: in caso di vendita, successione o ristrutturazione dell'edificio, il singolo deve incominciare una paziente e lunga ricostruzione della storia documentale del bene. Questo punto di vista, però, è difficile sia avallato dal Tar o da alcun Governo di destra o di sinistra. «Ovviamente», dice Giuseppe Jogna, presidente Consiglio nazionale periti industriali, «bisogna ascoltare le ragioni contrarie dei nostri interlocutori e aprire un dialogo serio con Confedilizia e, dall'altra parte, con il ministro mito, anche se rilevo come . l'intendimento di altri esponenti istituzionali sia differente da quello del ministro. Ad esempio quello di Vasco Errani, presidente della regione Emilia Romagna».
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