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| rassegna |
12/10/2009
Corriere del Mezzogiorno
II ruolo di Fitto e dei ministri meridionali Tremonti e lo scontro sul Sud
ROMA - Giovedì il piano per il Sud, promesso per settembre, arriverà in consiglio dei ministri. In quell'occasione si avranno i dettagli di un progetto di cui un capitolo - Banca per il Sud - venerdì è piombato all'improvviso nella riunione suscitando le ire dei ministri meridionali, Raffaele Fitto in testa. Lo scontro è stato durissimo, anche se poi in serata un comunicato ufficiale ne stemperava la portata: in ballo ci sono molte cose, intorno a cui si stanno organizzando alleanze interne al partito di maggioranza, con lo sguardo rivolto al futuro. Non si tratta soltanto di capire chi guiderà la banca (che agirebbe attraverso speciali convenzioni con Poste spa, con un ruolo rilevante affidato alle Bcc e con l'intento di emettere anche «Sud-bond»), chi ne farà parte, ma più complessivamente chi gestirà le strategie per il Mezzogiorno. C'è da creare la cabina di regia per il Sud voluta fortissimamente dalla Lega (ipotesi ben vista da Emma Marcegaglia, presidente degli industriali), con l'intento di pilotare i fondi destinati alle Regioni; c'è l'idea di creare figure commissariali per la sanità in Calabria, per il completamento della Salerno-Reggio Calabria e quindi la banca. Tutto questo come lo si realizza? Come si concilierà con l'autonomia delle Regioni, i cui presidenti, nelle previsioni berlusconiane, da marzo saranno quasi tutti del Pdl? E che ruolo ancora potrà assolvere Claudio Scajola, il cui ministero sarebbe di fatto svuotato delle competenze sui fondi per il Sud? E che ruolo, ancora, verrebbe riservato a Gianfranco Micciché, che attualmente ha la delega per il Cipe? E per Fitto, chiamato al dicastero per i Rapporti con le Regioni anche in funzione di difensore del Sud? La partita è complessa, anche politicamente. Nel governo c'è chi, come il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, persegue la linea propria di Berlusconi, cioè di chiusura nei confronti di alcuni settori delle parti sociali e dell'opposizione; e c'è chi, invece, non intende interrompere il dialogo. Nelle ultime settimane tutto ciò si è palesato: i convegni di Napoli e Bari, organizzati dalle presidenze dei gruppi parlamentari, hanno avuto come ospiti solo Cisl e Uil; ieri, invece, nel convegno organizzato a Salerno dalla fondazione Farefuturo era presente Guglielmo Epifani, leader della Cgil, oltre a Marcegaglia. Erano attesi Tremonti e Gianfranco Fini, punto di riferimento della fondazione, ma il presidente della Camera è rimasto a Roma, perché diventato padre per la terza volta. E così anche il ministro ha dato forfait. Asse Tremonti-Fini? Non esattamente, ma sul metodo politico c'è pieno accordo.
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