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Ma un uomo politico ce l'ha il tempo libero? Ma sì che ce l'ha. Lo scava, lo ritaglia, al limite lo ruba tra un impegno e l'altro. Ma per fare che?
Ultimamente tutto il mio tempo libero è per la mia famiglia, per mia moglie e mio figlio. Appena possibile corro a casa per stare con loro.
Eppoi, è inutile nasconderlo, perché lo sanno tutti: gioco a pallone, passione inesausta e inesauribile. Un tempo addirittura aspirazione professionale frustrata, non dalla politica ma dai legamenti del ginocchio, quelli che si rompono soprattutto quando si è cominciato su campetti di periferia.
Ruolo: “trequartista”, brutto termine per definire chi, nella metà campo avversaria, deve fornire buoni palloni alle punte. Calcio secondo tradizione ogni lunedì sera possibile per scaricare la tensione del politico, qualche chilo di troppo, la sedentarietà di chi svolge un lavoro intellettuale.
Calcio per volgere la tensione in agonismo, per smaltire il peso delle responsabilità, per rovesciare la poltrona della scrivania, dell'auto, dell'aereo. Lo vogliamo proprio dire? Calcio perché il calcio è la cosa più simile alla politica che possa esistere.
Tattica, strategia, posizionamento, esatta visione delle forze in campo, preparazione, fantasia, creatività e soprattutto fiato, tantissimo fiato. Poi ci sono i soldatini. Collezionista accanito. Sarà perché sono stato di giovinezza corta ma i soldatini mi sono rimasti sin dall'infanzia.
No, nessun rapporto con la politica. Piuttosto con la storia. E siamo alla terza ed ultima passione: essere, come si dice, un lettore forte.
I libri come rimedio omeopatico.
Chi legge una valanga di atti amministrativi, di giornali, di delibere, di leggi, di regolamenti alla lunga si avvelena, avvelena il proprio linguaggio.
Allora non resta che curare la lettura con la lettura, non restano che quelle pagine prima di dormire o appena sveglio che raccontano una storia o la storia, che sfilano dal quotidiano e fanno viaggiare nell'immaginario e nel remoto.
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