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17 novembre 2009 L’ACQUA RESTA PUBBLICA. E’ LA SUA DISTRIBUZIONE CHE SI APRE AL MERCATO
«La riforma dei Servizi Pubblici Locali attendeva da oltre un decennio. Le polemiche sulle risorse idriche non ne scalfiscono la sostanza. Tra l’altro si tratta di polemiche su una privatizzazione che non esiste. Infatti, in Senato, proprio con l’accoglimento dell’emendamento presentato dal Pd, si è ancor più nettamente, là dove mai fosse stato necessario, ribadita la natura pubblica delle risorse idriche. Su tale emendamento l’Aula ha sancito una sostanziale identità di vedute tra maggioranza e opposizione. La stessa sostanziale identità di vedute sul complesso del decreto che si è riscontrata in sede di Conferenza Unificata, con l’accordo di Regioni, Province e Comuni con cui abbiamo stabilito un percorso da condividere sul regolamento. Chi polemizza su una privatizzazione indiscriminata del servizio idrico, finge di ignorare che si va stabilendo il criterio che il servizio vada affidato a chi, soggetto pubblico o privato, offre condizioni di efficienza e di costo più convenienti per il cittadino. Servizio che, peraltro, richiede investimenti infrastrutturali consistenti. La riforma renderà le società di servizi pubblici più capaci di competere sul mercato italiano ed europeo. La concorrenza è lo strumento principale per accrescere la qualità, controllando i costi ed eliminando le inefficienze. I principi stabiliti dalla riforma combattono le rendite di posizione ed è assurdo pensare che questo possa andare contro gli interessi dei cittadini. Sarebbe utile rileggere le ipotesi di riforma proposte in passato, anche da governi di centro sinistra, e mai approdate a nulla. Va dato atto a questo Governo e alla sua maggioranza di aver trovato un vasto consenso per portare a termine una delle riforme più importanti della legislatura».
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