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RIFORMA AUTONOMIE : FITTO, GLI ENTI LOCALI PRONTI PER IL FEDERALISMO FISCALE
«Il varo del disegno di legge che riordina e ...
P.A.: FITTO - CDM SCIOGLIE NODI SERVIZI PUBBLICI LOCALI
Sono molto soddisfatto per l'approvazione da ...
FITTO: «METTERE IL SUD AL CENTRO DEL PROGRAMMA DI GOVERNO»
«Il Governo deve mettere il Sud al centro del suo ...
 
 
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RASSEGNA STAMPA
15/01/2010
Repbblica Bari
Pdl, si restringe la lista dei papabili ora è Palese a salire in pole position
14/01/2010
Italia Oggi
Regioni, stop agli stipendi d’oro
13/01/2010
Messaggero veneto
Federalismo fiscale, Berlusconi possibilista
 
SONDAGGIO
Blocco immigrazione clandestina : quali norme preferisci ?
Più controlli sul trasferimento internazionale di valuta, per contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo
Il blocco degli sbarchi sulle nostre coste, grazie all’entrata in vigore degli accordi con la Libia che consentono di riaccompagnare nei porti di partenza le barche cariche di clandestini
L’immigrazione clandestina diventa reato. Così sarà più semplice espellere i clandestini riaccompagnadoli nei Paesi d’origine
L’aumento a sei mesi della durata della permanenza nei centro di identificazione ed espulsione, così da avere il tempo di accertare l’identità dei clandestini e predisporre le procedure per l’espulsione
Chi affitta la casa ai clandestini commette reato, punibile con la confisca della casa, multa e reclusione fino a tre anni
 
   
biografia
"Non è vero che sono cresciuto a pane e politica. Ho avuto un'infanzia e un'adolescenza simile a quelle di tantissimi altri. La scuola, il calcio e come tanti la motocicletta, gli amici, il paese, i viaggi.
E' vero che andavo in giro con mio padre, che lo seguivo in qualcuno dei suoi impegni.

Che il mio futuro potesse essere la politica l'ho pensato solo quando lui è scomparso, quando è venuto meno un punto di riferimento per le aspirazioni di tanti pugliesi, quando si è trattato di non disperdere un immenso patrimonio di esperienza amministrativa e di relazioni umane e politiche.
Sono diventato consigliere regionale nell'estate del 1990.

Il Muro di Berlino era appena caduto e cominciavano i primi sbarchi di immigrati dalla grande catastrofe dell'Est. Il mondo non era più diviso in blocchi. Consigliere, poi assessore, poi ancora vicepresidente.

Apprendistato all'amministrazione e una laurea in legge per acquisire un patrimonio di conoscenze anche tecnico giuridiche. Includerei anche l'esperienza di parlamentare europeo. Tutt'altro che una digressione ma un'esperienza complementare a quella regionale che ho fatto negli anni dell'immediato dopo-Mastricht, nella fase preparatoria alla adozione dell'euro e nella quale si ponevano le basi dell'allargamento dell'Europa.

All'inizio la mia carriera politica poteva anche essere immaginata come la normale carriera di un cattolico democratico, una carriera democristiana.
Cambiano le sigle ma i valori restano, soprattutto quelli del moderatismo politico che hanno garantito all'Italia l'ininterrotto sviluppo del dopoguerra.

Sono diventato Presidente della Regione a trent'anni. Più che un record un'opportunità. Quella di avere la forza per affrontare e portare a termine una delle più difficili operazioni di risanamento amministrativo mai tentate nel nostro Paese.

Troppo in poco tempo? E' possibile. Ma non sempre il che cosa e il quando siamo noi a sceglierlo. Il federalismo e la globalizzazione non fanno sconti a nessuno e ancor meno alla mia generazione che ha dovuto assumersi la responsabilità di più di una transizione e, ancor più, quella di costruire le condizioni per una Puglia che, in Italia e in Europa, ha le carte in regola per costruire serenamente il proprio futuro.

Poi la sconfitta alle elezioni regionali del 2005, per appena 14mila voti. Certo, una grande delusione, soprattutto per non aver avuto la possibilità di portare a compimento il gran lavoro che abbiamo fatto alla guida della Regione; una triste consapevolezza, quella di aver consegnato la Puglia nelle mani di un centrosinistra che si è già dimostrato incapace di governare e capace solo di tentare di imporre la propria visione ideologica e retrograda su tutti i temi dello sviluppo e, purtroppo, anche sui nostri valori e sulla nostra morale. La sconfitta, però. È anche una grande lezione di vita, serve per rimettersi in discussione, per capire se, come e perché si sono commessi gli errori. E per accettare con forza e con responsabilità le nuove sfide che la vita ci propone. Ecco perché, credendo sempre fortemente nel progetto politico di Forza Italia e di Silvio Berlusconi, ho accettato poco dopo la sconfitta alle regionali, di diventare coordinatore regionale di Forza Italia in Puglia.

Un lavoro che all’inizio è stato davvero una sfida: siamo partiti in pochi a luglio del 2005 e siamo arrivati in tanti ad aprile del 2006, quando alle politiche Fi e la Casa delle Libertà sono tornate ad essere maggioranza in Puglia, grazie alla riorganizzazione capillare del partito e alla grande forza di volontà e al grande impegno di tutti coloro che hanno creduto nella possibilità di costruire il nostro partito sul nostro territorio.

Oggi l’esperienza di Montecitorio: molti sono portati a pensare che sia un modo per “allontanarsi” dalla propria terra, ma per me che riesco a fare quello che faccio solo se ci credo fortemente, anche questa è una sfida. Lavorare per la Puglia e per i pugliesi stando a Roma, non vuol dire perdere il contatto con il territorio, al contrario, significa rinsaldare un rapporto mediante un impegno e un raccordo costante tra il territorio e il Governo per portare a Roma le istanze della Puglia e combattere finchè non vengono prese nella giusta considerazione.
 
   
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